Un tuffo nel cMOOC #ltis13: la mia esperienza.

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Si dice che i bambini piccoli messi in acqua trovino da soli il modo di imparare a nuotare…diciamo che in questo contesto è stato così anche per me.

Dopo aver scrutato un po’ l’abbozzo di un villaggio non bene definito, restando prudentemente ancorata a quello che per me era la “terra ferma” ( un misto di prudenza, pudore per la propria ignoranza, timore di aprire bocca a sproposito…che comunque non mi avevano mai impedito di fare numerose esperienze, ma senza “esagerare” nell’espormi) ad un certo punto, in un attimo di coraggio indotto dalle rassicurazioni e dagli incitamenti inseriti nei post e nei commenti del nostro professore, mi sono tuffata!!!

Ho cominciato a partecipare sempre più attivamente al lavoro che si andava delineando, nei limiti imposti dal resto della vita, e sono arrivata là dove nemmeno avrei potuto immaginare. Non che mi ritenessi incapace di imparare, ma non credevo di poterlo fare , tutto sommato, in così poco tempo e fino a questo punto.

Certo, per i tanti compagni di viaggio molto esperti tecnicamente, sentirmi gioire così per aver raggiunto traguardi che rispetto alle loro competenze sono meno dell’ABC può sembrare esagerato, ma si deve sempre considerare il punto di partenza: ho imparato ad utilizzare il computer da autodidatta tanti anni fa, riempiendo una macchina non mia, che fortunatamente avevo a disposizione, con non so quanti post-it in cui annotavo i significati per me oscuri di tutti quegli F1, F5, F9…. ed i procedimenti da seguire anche per operazioni banali che mi venivano suggeriti ogni tanto da qualche anima pia. Poi ho scoperto sistemi più semplici : ho ancora il  piccolo Apple compatto, modello base, che è stato la mia palestra per parecchio tempo, ho seguito due corsi di aggiornamento organizzati dalle scuole in cui ho lavorato, piuttosto inconcludenti, ho tartassato qualche tecnico, due in particolare, molto gentili e disponibili, e così sono andata avanti arrangiandomi come ho potuto e sono arrivata a questo corso senza poter certo dire di essere un’esperta, comunque avendo sviluppato nel tempo una certa capacità di “galleggiamento”.

Sono particolarmente contenta, quindi, di quello che ho fatto, perché in questo corso ho imparato molto, anche se ho ancora tanto ho da imparare, ma soprattutto qui ho capito quanto sia importante osare ed ho costruito qualcosa, di piccolo e poco originale ma per me comunque enorme .

Tutto questo grazie alla competenza didattica del Prof. Formigoni, alla sua filosofia dell’insegnamento, la sua visione dei rapporti umani, la forte idea di condivisione e collaborazione, nonché quella di rispetto e valorizzazione delle varie individualità.
Mi permetto di dire che da insegnante tutto questo lo apprezzo ancora di più, avendo avuto modo di cogliere dettagli del suo metodo che forse a chi “non è del mestiere” potrebbero anche, involontariamente, sfuggire.
Ho imparato molto anche dai tanti compagni di corso che si sono adoperati per spiegare percorsi e procedimenti, hanno suggerito strumenti, fatto osservazioni e critiche costruttive, hanno condiviso informazioni ed esperienze fornendo un apporto fondamentale a questo percorso di crescita comune.
Due nei  : il periodo  in cui ci siamo trovati a lavorare, sicuramente il più denso dell’anno scolastico, quello in cui niente può essere rimandato; l’immensa quantità di materiale prodotto, impossibile da esplorare in modo efficace che, però, costituisce anche un valore aggiunto importante. Ad entrambi i problemi è stata data una soluzione: proseguire il lavoro, con più calma e con la mente più sgombra da preoccupazioni e scadenze burocratiche, anche per ottimizzare quello che si è già costruito.

Per quanto riguarda il mio lavoro, ho cercato di impegnarmi al massimo, anche per la motivazione crescente che mi ha accompagnato, pur non riuscendo sempre ad essere efficiente e a fornire apporti significativi. Sicuramente ho ricevuto molto più di quanto non sia riuscita a dare, farò comunque tutto quello che posso, nel prosieguo, per cercare di rimediare.

Quello che mi rimarrà, come qualcosa di prezioso perché completamente inaspettato, è l’aver ritrovato la voglia di scrivere qualcosa che non fosse un verbale, una relazione o un esercizio…, persa ormai da tanto tempo, e di esternare e condividere le mie riflessioni, in momenti di confronto mirati alla risoluzione dei problemi e non a semplici lamentele inutili, oggi come non mai.

Pur non essendo stata attiva nel laboratorio negli ultimi giorni, perché sopraffatta totalmente dall’attività scolastica, non ho smesso di progettare e riflettere su come proseguire tutto quanto ho iniziato in questo contesto. Ho anche tante cose in testa da inserire nel mio “quasi blog” in qualità di insegnante da trincea ed ora che le lezioni sono terminate e che, dopo dodici anni di seguito, per la prima volta, non sono di commissione agli Esami di Stato…… spero di riuscirci.

Questa esperienza, inoltre, è arrivata a proposito in un anno scolastico tra i più complessi e forse meno gratificanti della mia carriera, per motivi indipendenti dalla mia volontà, un periodo in cui stavo quasi mettendo in discussione l’impegno e la passione con cui ho sempre svolto il mio lavoro, e per questo ha assunto un valore ancora maggiore perché è riuscita a ridarmi lo slancio che stavo perdendo.

Grazie di cuore, quindi, ad Andreas per i tanti insegnamenti, tecnici e non solo, ma anche per l’importante esempio didattico e per il calore con cui tutto è stato condotto. Grazie anche a tutti voi abitanti del villaggio per la vivacità, per i contributi e l’umanità dimostrata.

A Presto, dunque, perché ….non finisce qui….      😉

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Cosa mi piacerebbe realizzare attraverso questo cMOOC: riflessioni.

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Mi piace pensare che questo lavoro possa scaturire da qui, da questo corso tanto particolare e  così accattivante, in particolare dallo spirito con cui è stato condotto.
Ne spiego il  motivo.

I principi che propongo di seguire non sono semplici: comportano grande disponibilità alla condivisione, al lavoro collaborativo, al rispetto reciproco, all’apprezzamento delle competenze altrui, di qualunque genere e livello siano, la disponibilità a non giudicare e non prevaricare i compagni di lavoro, a confrontarsi senza essere in competizione.
Tutto questo, tutto insieme non si trova facilmente negli ambienti in cui ci troviamo ad esercitare la nostra professione di insegnanti, almeno io non l’ho mai trovato se non in due colleghe, in due momenti diversi della mia carriera, con le quali si era instaurato un rapporto veramente particolare.
Credo, invece, che chi ha condiviso questo spazio di lavoro per due mesi ed è arrivato fino a qui, scrivendo post di suo pugno, con tante riflessioni personali, confrontando le sue idee e le sue competenze con così tanti compagni di corso, potrebbe essere disposto a lavorare con lo stesso spirito che ho appena descritto. In fondo se abbiamo seguito questo corso così affascinante ma anche così impegnativo, siamo stati spinti da motivazioni simili, che non dovrebbero faticare ad entrare in sintonia.
Per quanto riguarda lo scopo, essenzialmente si tratta di creare uno spazio in cui condividere materiali, pratiche didattiche, esperienze ed opinioni in merito all’insegnamento delle lingue, per una crescita comune. Tutto questo, almeno per me, scaturisce dalla necessità di dare il via ad un confronto continuo sull’insegnamento di una disciplina (la L2)  in continua evoluzione, sia a livello didattico che per il continuo mutare delle esigenze dei nostri utenti.
Trovo che uno dei mali della nostra categoria sia proprio la difficoltà a confrontarsi e la scarsa disponibilità alla condivisione. Ne deriva un lavoro spesso a compartimenti stagni, frammentato e frammentario, in cui l’unitarietà del sapere non esiste e l’attività educativa non è univoca. Spesso ci sono falle immense negli interventi, per esempio, verso l’inclusione,  anche perché non sempre siamo capaci di andare tutti nella stessa direzione, all’interno di un Consiglio di Classe o di uno stesso Istituto, con gli stessi metodi e lo stesso spirito.
Intendiamoci, non ne faccio una colpa a nessuno: i motivi sono tanti.
D’altra parte, a dispetto di quanto una grande fetta dell’opinione pubblica pensi (spesso si crede che chiunque possa essere capace di insegnare… dalle mie parti si dice anche “chi sa fa, chi non sa  insegna”),  il nostro lavoro è difficile: non basta conoscere bene i contenuti delle varie discipline, per essere buoni insegnanti è necessario saper trasmettere le proprie conoscenze nel modo giusto, quello più efficace; ci sono grandi responsabilità, bisogna essere  sensibili, almeno quanto basta per tenere tra le mani delle persone che stanno crescendo, che non sono abbastanza forti da non farsi ferire da parole, comportamenti, valutazioni che se sono fuori luogo, magari non intenzionalmente , finiscono comunque per pesare come macigni; si deve essere capaci di gestire quotidianamente il rapporto con i genitori che, a torto o a ragione, oggi non si accontentano più di prendere atto di quanto la scuola stia facendo nei confronti dei figli; bisogna essere abbastanza elastici da adattarsi a condizioni di lavoro che mutano molto rapidamente, talvolta in modo radicale e che, spesso ci trovano impreparati; è necessario essere così flessibili da lavorare continuamente in scuole diverse, magari senza avere la certezza di quello che si dovrà affrontare l’anno successivo, senza mai sapere se si potranno cogliere i frutti di quanto di volta in volta si semina, magari anche solo per capire se abbiamo lavorato bene o se dobbiamo aggiustare il tiro; negli ultimi tempi, poi, siamo chiamati a personalizzare il lavoro con un numero sempre maggiore di alunni, in classi sempre più piene ed eterogenee. Non si tratta più, se mai lo è stato, di snocciolare giù la nostra lezioncina, chiudere il registro e…dormire sonni tranquilli.
Tutto questo lavoro da svolgere continuamente con professionalità, equilibrio, dedizione.
E’ veramente tanto! Talvolta forse troppo rispetto a quanto veramente ci viene riconosciuto.
In questo senso, quello che mi fa piacere di questo corso è che tra i partecipanti non ci siano solo insegnanti, ma anche genitori, che forse leggendo i nostri commenti  (non lamenti) potranno  arrivare a capirci meglio e vedendo il nostro impegno forse ad apprezzarci un po’ di più.
Ci sono anche formatori, gente in gamba da quello che traspare attraverso i loro blog, i loro commenti, i documenti che ci offrono, che possono rendersi meglio conto di quanto desiderio di imparare ed approfondire ci sia in tanti di noi, malgrado le poche opportunità che ci vengono offerte, le difficoltà e i limiti che un lavoro che è veramente a tempo pieno, al di là di quelle 18 ore che ai più sembrano così poche, ci impone.
Abbiamo bisogno di opportunità di confronto e di crescita, di tempo, di forme di aggiornamento che siano accessibili nei tempi e negli spazi, abbiamo bisogno di essere sostenuti e maggiormente apprezzati fuori dai luoghi comuni e dagli atteggiamenti utilitari.
Un lavoro difficile il nostro, sì, ma meraviglioso se si pensa all’importanza del contatto umano su cui è fondato, un contatto umano che va incentivato, coltivato e valorizzato, anche attraverso una macchina che, se usata con attenzione e sensibilità, non ne sminuisce certo il valore.

E’ questo lo spirito con cui mi piacerebbe poter lavorare, qui e non solo.

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Cosa mi piacerebbe realizzare attraverso questo cMOOC: per cominciare a concretizzare.

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Ho ricevuto dei commenti di colleghe che sarebbero interessate a tentare il piccolo esperimento di cui ho parlato qui 

Le ringrazio per questo e ringrazio Claude Almansi per i suggerimenti a cui risponderò nel dettaglio.

Il primo problema che mi sono posta è stato come e dove tenerci in contatto.

Ho quindi creato un altro blog che non ho né personalizzato né strutturato perché quello sarà un lavoro da fare insieme. L’unica cosa che ho inserito è una bacheca in cui potremo lasciare i nostri commenti per cominciare a ingranare.

L’idea sarebbe di dare a tutte il ruolo di amministratore per poter lavorare concretamente.

Per quanto riguarda il numero dei partecipanti si vedrà, intanto si può cominciare anche in pochi, magari col tempo potrebbero aggiungersi anche altri.

Sui contenuti non ho dubbi: tutti avranno contributi significativi da offrire.

Per le competenze tecniche al momento comincerei a lavorare con quello che abbiamo imparato in questo corso, poi, nel caso, si vedrà, anche perché per consigli e supporti tecnici  tra le nostre recenti conoscenze non mancheranno certo dei bravi tecnici da interpellare…..  😉

Per il momento incontriamoci qui

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Perdersi tra…i tags

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In questi giorni mi sono un po’ persa.

Prima di cominciare a taggare quanto ho prodotto in questo corso, mi sono preoccupata di scrivere nel mio blog qualcosa in più che potesse descrivere meglio i miei interessi.

Mentre lo stavo facendo mi è venuto in mente quanto ho esposto in “Cosa mi piacerebbe realizzare attraverso questo cMOOK” Allora ho scritto quel post e l’ho inserito in Diigo con i tag che descrivevano alcuni dei miei interessi in questo momento, tratti dall’immensa lista (forse esagerata ed anche un po’ dispersiva)che abbiamo concepito in Piratepad. In quel modo pensavo di raggiungere quello che credevo fosse lo scopo di questa ultima attività: cercare di aggregarci in funzione di interessi specifici.

Poi ho dovuto distogliere l’attenzione da questo lavoro per motivi di forza maggiore, continuando comunque a rimuginare su quanto avrei voluto realizzare e annotando delle idee sul mio solito taccuino, quello che mi segue quando non ho la possibilità di connettermi a internet abbastanza a lungo da poterci lavorare.

Ho ricevuto dei commenti e delle possibili adesioni al mio progetto e ne sono stata molto contenta, ma a quel punto mi sono persa dietro ai tanti post inseriti in Diigo, tanti tag, tantissime idee, spunti di riflessione, tutti molto interessanti. Ne ho commentato qualcuno che mi piaceva particolarmente e da lì, non volendo (un po’ come con le ciliege che “una tira l’altra”), sono entrata in quella foresta che abbiamo creato e….mi sono persa, ho perso di vista lo scopo del lavoro, il modo di andare avanti per coltivare i contatti con le persone che mi avevano risposto, come cercarne altre con gli strumenti che ci sono stati proposti….la mente era completamente annebbiata.
Quando ho letto il post di Lucia B “Gruppi di lavoro o affinità elettive?” mi sono leggermente rincuorata, ho cercato di riordinare le idee e credo di aver ripreso il filo del discorso: tra stasera e domani pomeriggio taggherò alcune cose che ho nel blog ed un paio di miei commenti, ho costruito un punto d’incontro in cui comunicare con chi vorrà provare a lavorare con me, risponderò alle colleghe che mi hanno inviato commenti. Spero così di aver ritrovato la strada giusta per andare avanti.

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Come utilizzo i video 1 : attività intorno ad un cartone animato e una canzone

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Ho costruito questo percorso partendo da un film d’animation che ho avuto la fortuna di intercettare appena uscito in Francia, nell’ottobre 2011, distribuito in Italia solo di recente, quindi, all’epoca, sconosciuto per gli alunni.
Il film è “Un Monstre à Paris”. Molte informazioni su questo lungometraggio d’animazione possiamo trovarle su Wikipedia
(it) http://it.wikipedia.org/wiki/Un_mostro_a_Parigi
(fr) http://fr.wikipedia.org/wiki/Un_monstre_%C3%A0_Paris
(ingl) http://en.wikipedia.org/wiki/A_Monster_in_Paris

Oppure in siti specializzati sul cinema come, ad esempio, AlloCiné
http://www.allocine.fr/film/fichefilm_gen_cfilm=112337.html

Questo è il percorso che ho costruito, per attività di orientamento e classi del biennio, ma adattabile in tanti modi a varie situazioni, soltanto con un po’ di fantasia. Non mi dilungo a spiegare a livello didattico tutti i passaggi (ora mi ci vorrebbe troppo, ma col tempo…) perché ogni insegnante di lingue sicuramente saprebbe come fare e anche perché non esiste secondo me un metodo universale valido sempre: ognuno deve sviluppare un “suo” metodo… potrei fare questa riflessione in un post…

Attività

Étape 1 : per introdurre l’attività e contestualizzare i materiali da presentare attraverso i video, trovati su Youtube, ho utilizzato uno dei trailer del film, ripetendo la visione un paio di volte, la seconda offrendo il testo che, non conoscendo opportuni supporti tecnologici adatti, ho trascritto in modo artigianale ascoltando più volte la stessa sequenza.

Étape 2 : subito dopo, sfruttando un frammento che è nel trailer come spunto, ho presentato la sequenza del film in cui c’è la canzone principale, “La Seine”

Étape 3 : a questo punto ho focalizzato l’attenzione sull’interprete della canzone, Vanessa Paradis, ed ho ripresentato lo stesso brano ma, stavolta, nella clip ufficiale, in cui compare l’interprete, questo per manentenere desta l’attenzione e non diminuire la curiosità ripetendo sempre lo stesso video.

Étape 4 : dopo aver ascoltato già due volte la canzone, magari anche avendo ripetuto ulteriormente uno dei due video precedenti, è arrivato il momento di concentrarsi sul testo della canzone per farne una comprensione più puntuale e dettagliata. Il video con la musica e le parole presenta degli errori, questo perché che io avrei potuto evitare, creando una cosa simile da sola. Comunque il tutto è utilizzabile ugualmente, scatenando una piccola “caccia all’errore”.

Étape 5: avendo preso consapevolezza del testo della canzone ed avendo, dopo vari ascolti, memorizzato la parte musicale, si può essere pronti per scatenarsi in un karaoke, anche qui con qualche errore nella trascrizione del testo, ostacolo ormai superato dalle attività svolte precedentemente.

Il percorso descritto, considerando la durata dei video, può essere sviluppato in circa 50/60 minuti, per rendere incalzanti le attività, ripetendo comunque i contenuti più volte, in forma diversa, quindi non lavorando superficialmente.

Io ho avuto la fortuna di poter utilizzare un laboratorio linguistico con cuffie e monitor collegato al computer della consolle, ma potrebbe essere utilizzata anche una LIM.
I testi  del trailer e della canzone che ho trascritto li ho distribuiti fotocopiandoli, altri esercizi (sul lessico, le strutture grammaticali, elementi di civiltà) li ho creati “su misura” in funzione delle classi e dello scopo da raggiungere, utilizzandoli un po’ alla volta, successivamente.

Riflessioni


Molto utile è stato anche presentare il sito ufficiale del film da far scoprire dopo aver incuriosito e un po’ appassionato chi ci ha seguito, utilizzando i materiali offerti in vari modi, per lavoro individuale o di gruppo, da sviluppare in base agli interessi e le necessità che emergono durante le lezioni.

Uno spunto molto versatile con vari livelli linguistici, attraente per i più piccoli, ma anche per chi, pur credendosi più grande, riesce comunque a seguire con piacere un “film d’animation”, con vari elementi di civiltà utili in diversi tipi di corso, da approfondire e riutilizzare, con parti in inglese ottime per un approccio plurilingue come invito alla conoscenza e la valorizzazione di tutte le lingue e culture “straniere”.

In questo lavoro, secondo me, è particolarmente importante svelare le tappe con calma, non avere fretta, utilizzando una tecnica che definirei del “dire e non dire”, facendo intravvedere che ci sarà qualcosa dopo, qualcosa di più che non si immagina, senza svelarlo, per tenere sulla corda chi si ha davanti e non far scendere il livello di attenzione e di interesse.

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Appunti di didattica quotidiana: come utilizzo i video per insegnare la L2

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Essendo una insegnante di Lingua e Civiltà Francese nella Scuola Secondaria di Secondo Grado da circa trent’anni, posso dire di aver passato la vita in mezzo a strumenti didattici di vario genere studiati come supporto per offrire documenti autentici che potessero stimolare l’apprendimento della lingua e della civiltà.

Tre decenni fa la lingua per cui era possibile trovare facilmente materiale didattico al di fuori dei libri di testo era l’inglese, mentre per il francese anche le audiocassette erano rare.

Ho sempre vissuto male questa situazione, per questo sono sempre stata molto interessata all’evoluzione di tutti gli strumenti tecnologici che potevano essermi utili per arricchire e migliorare la qualità del mio lavoro.
Un’attenzione particolare l’ho sempre dedicata alla motivazione dei ragazzi che avevo davanti, cercando di incuriosirli e coinvolgerli più che potevo.

Per questo da un po’ di tempo amo molto lavorare con i video.

Mi diverto a cercare qualcosa di curioso o di divertente da sfruttare durante le mie lezioni di lingua, soprattutto al biennio, quando spesso l’esigenza di conoscere le basi morfosintattiche tende a sopraffare la comunicazione e la motivazione allo studio impallidisce per far posto al “dolce far niente”.
Così, ho cominciato ad usare brevi video: sono stimolanti, catturano l’attenzione, incuriosiscono (dato che utilizzo documenti che non sono particolarmente noti), danno l’impressione di non essere a scuola ma magari a casa, tranquillamente seduti davanti al televisore o al computer, rendono l’attività didattica più leggera, un po’ fuori dagli schemi.
Ogni tanto, quindi, mi metto a navigare alla ricerca di documentari particolari, canzoni, cartoni animati…tutto quello che mi possa ispirare la costruzione di un piccolo percorso didattico per aiutarmi a motivare maggiormente i miei studenti, dato che trovo che la motivazione sia un elemento imprescindibile dell’apprendimento.

Una volta trovato un documento video, per lo più su Youtube, ma anche in tanti siti che ora grazie all’uso di RSSOwl posso seguire meglio, trovo il modo di sfruttarlo per raggiungere una finalità specifica, lo inserisco in un contesto, trovo altri documenti da affiancargli, elaboro i testi da presentare, gli esercizi…e con questo materiale costruisco un percorso logico, studiandone i tempi e le modalità di presentazione.

Devo dire che questo tipo di lavoro sulle classi fa sempre presa: senza che loro se ne accorgano più di tanto, faccio arrivare i miei alunni dove voglio, senza troppo sforzo, pure con una certa dose di divertimento e con leggerezza.

Uno dei video che ho trovato in rete e riutilizzato per costruire queste attività è quello che ho voluto offrire agli abitanti del villaggio ltis13 con l’augurio di “Être heureux”. L’ho utilizzato la prima volta con dei ragazzi di scuola media durante delle attività di orientamento verso la scuola superiore in cui lavoro, per ringraziarli di avermi ascoltato e di aver seguito le attività che avevo proposto, però si presta ad essere adattato a varie situazioni.

Nei prossimi post vorrei dare degli esempi del lavoro che ho descritto, realizzati partendo da una canzone, da una poesia, da documenti ironici.

Riflessioni

Ci si potrebbe chiedere perché costruire del materiale da soli piuttosto che utilizzare quello che ormai si trova, per esempio, in molti libri di testo.
Perché non sempre si trova materiale “su misura” per le classi o le attività che si desidera svolgere e talvolta (non sempre per la verità) audiovisivi o altri contenuti inseriti nei Cdrom offerti dalle case editrici non sono particolarmente interessanti.

Io ho cominciato per caso, perché non riuscivo a trovare qualcosa di preconfezionato che andasse bene per l’attività che dovevo svolgere, poi ci ho preso gusto, soprattutto quando ho visto che con i ragazzi funzionava.

In questo modo di lavorare, tuttavia, c’è un lato negativo: ci vuole tanto tempo per realizzare questi piccoli percorsi: cercare i video, ragionare su come utilizzarli, lavorarci sopra, trascrivere i testi che non sempre sono disponibili….in quei momenti mi rendo conto di quanto mi pesi non conoscere strumenti che potrebbero aiutarmi molto ad abbreviare le ricerche, a trascrivere i testi, a manipolare i video mettendo didascalie, a…costruire un karaoke…

Qui sto conoscendo questi strumenti: alcuni già utilizzati nel corso, altri citati in commenti o altri blog, di cui non viene descritto il funzionamento ma che potrò sempre cercare di approfondire. Per esempio comincio a pensare che con Diigo potrei crearmi una bella banca dati di risorse internet, senza grande sforzo…

Comunque, per migliorare ed agevolare questa parte del mio lavoro sono in cerca di “attrezzi” e avrei bisogno :
• Di uno strumento efficace per la ricerca (potrebbe essere Diigo?)
• Di imparare a trascrivere i testi dei video senza dovermeli ascoltare chissà quante volte (chissà come fa Claude?)
• Di imparare a inserire didascalie in un video

Per concludere questi primi appunti, devo dire che sono sempre più convinta che le macchine siano strumenti portentosi nell’insegnamento, ma, come dice talvolta il Prof Andreas, sono stupide: senza il cuore, la fantasia, la sensibilità, la motivazione e l’Umanità di chi le manovra… servono a ben poco.

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Cosa mi piacerebbe realizzare attraverso questo cMOOK

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Dopo queste settimane di lavoro, sono arrivata alla conclusione che mi piacerebbe proseguire e coltivare questa attività.
Mi piacerebbe provare a realizzare un blog “collaborativo” con insegnanti di L2, non importa quale lingua, potrebbe anche essere diviso in sezioni per materiali specifici, ma con parti comuni su esperienze di didattica, valutazione, progetti trasversali plurilingue, tutto legato all’ attività quotidiana, pratica, concreta dei partecipanti.

Senza giudizi, gelosie, desiderio di prevalere, senza gare a chi è più bravo. Semplicemente con spirito di collaborazione, desiderio di condivisione, aiuto reciproco, progettazione collaborativa, anche da realizzare insieme a distanza, senza mettere limiti agli sviluppi delle attività e senza essere limitati da regole rigide.
Un modo per mettere al servizio di tutto il gruppo le proprie competenze e capacità per costruire insieme, senza vincoli territoriali o relativi al grado di istruzione (siamo proiettati verso curricoli verticali), anzi, per ampliare le proprie esperienze dando uno sguardo “oltre” il nostro ambiente quotidiano.
Un laboratorio permanente, insomma, con persone che condividano passione e desiderio di creare qualcosa insieme, per abbattere quel muro che è tanto radicato nella scuola, fatto di troppa “individualità” e troppo poca “collaborazione” (quel po’ che c’è spesso è forzato).
E’ un desiderio che vola troppo in alto? Non credo: gli strumenti potrebbero essere quelli che abbiamo cominciato a conoscere qui, i contenuti semplicemente il nostro lavoro quotidiano (l’insegnamento delle L2 ha ampie basi comuni, a prescindere dal livello linguistico dei destinatari). L’obiettivo: creare una banca dati e scambiare “esperienza”, per un arricchimento reciproco.
Mi piacerebbe veramente tanto che ci fosse qualcuno con cui condividere questo progetto, nella sua semplicità.

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#ltis13: Per fare il punto della situazione (Una pagina di diario)

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Dopo più di una settimana in cui sono stata forzatamente assente dal villaggio, a parte qualche occhiata fugace ai post di Andreas, approfitto di un po’ di tranquillità per riprendere la mia attività nel laboratorio. Ho in testa parecchie idee che in questo periodo ho comunque cercato di riordinare e che vorrei provare a realizzare.

Per andare avanti, però ho bisogno di fare il punto della situazione:

I post di Andreas li ho letti ed ascoltati tutti, ma ho ancora da lavorare un po’ sull’HTML (ho fatto giusto il minimo dei compiti) e vorrei inserire un file audio (ancora non ci sono riuscita)
• Con i commenti sono rimasta molto indietro, ma fortunatamente sono tutti raggruppati in RSSOwl, quindi, grazie a questo strumento non sarà difficile venirne a capo
I blog degli altri partecipanti…qui sono in difficoltà: c’è talmente tanto di interessante un po’ dovunque che sinceramente non so come farò a riprendere il filo. Prima di questa interruzione forzata li avevo visitati quasi tutti, avevo cercato di commentare quello che mi aveva colpito o interessato di più, anche per fare conoscenza con qualche “concittadino”, ma ora sono veramente indietro. Come recuperare…non lo so.
Il mio blog: non l’ho più toccato, non ho avuto il tempo nemmeno di rispondere a qualche commento. Per portarlo avanti ho bisogno di trovare uno scopo, di dare un ordine al contenuto ed una logica agli argomenti, altrimenti, non avendo tempo a disposizione per cercare curiosità o ragionare a vuoto sui massimi sistemi, finisco per non sapere più cosa inserire.

Per quanto riguarda il mio blog, però, durante questo periodo di inattività ho riflettuto molto su del “contenuto” da inserire, perché vorrei provare a costruire qualcosa che possa essermi utile per cominciare a sfruttare quello che sto imparando. Ho bisogno di lavorare su qualcosa di concreto da poter utilizzare nel mio lavoro: qualcosa di semplice ma di utile per la mia attività didattica, che possa essere calato nella realtà quotidiana della classe.

In sostanza, credo di aver trovato la mia strada: continuerò a scrivere qualche post con commenti relativi alle attività comuni o ad argomenti che potrebbero interessarmi , creando contemporaneamente uno spazio in cui inserire degli appunti sul mio modo di utilizzare le risorse digitali che conosco nelle mie pratiche didattiche quotidiane, oltre a delle riflessioni su come potrei integrare nel mio lavoro tutte quelle risorse di cui sto venendo a conoscenza in questo corso.

Appunti di didattica quotidiana

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In questa parte del mio blog ho l’intenzione di inserire degli appunti su come mi rapporto nella pratica quotidiana con gli strumenti tecnologici che conosco, per tenere traccia delle mie attività (cosa che non ho mai fatto, disperdendo una grande quantità di materiale),  un posto in cui arrivare facilmente tutte le volte che vorrò apportare modifiche, integrare, adattare a nuove esigenze qualche contenuto.

Elemento importante: poiché tutto questo sarà “visibile”, mi farà piacere condividere il materiale che inserirò, mi farà piacere, se qualcuno vorrà darmi dei suggerimenti, dei consigli, delle dritte per migliorare, un aiuto tecnico. Mi farà anche piacere rispondere a chi vorrà chiedermi spiegazioni, offrire spunti di riflessione su cui ragionare insieme e, perché no?…costruire qualcosa insieme.

Ormai da tempo nella formazione e nell’aggiornamento cerco concretezza, spendibilità dei prodotti, condivisione di pratiche per crescere insieme e perfezionare le tecniche d’insegnamento. Tutto questo per arricchire ed ottimizzare una didattica “da trincea” a cui ormai spesso siamo obbligati: dura, difficile, ma non poco stimolante.

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Considerazioni per #ltis13

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Oggi mi sono sentita di dover dire la mia su tante considerazioni che ultimamente ho trovato nei blog e nei commenti ai post del Prof. Formigoni. Inizialmente avrei voluto rispondere capillarmente ad ognuno, poi ho capito di non averne il tempo così ho risposto a questo commento su WordPress e due o tre cose sulle pagine web – #ltis13. Mi rendo conto che per essere un commento è decisamente troppo lungo e va contro la netiquette, ma volevo che fosse letto un po’ da tutti quelli che forse non hanno ben chiara la dimensione della eterogeneità degli utenti di questo laboratorio e che quindi possono interpretare male gli atteggiamenti di tanti principianti come me.

Ecco il commento.

@Gianni #20 Grazie Gianni per quello che hai scritto.

In questi giorni, dopo un po’ di assenza dal laboratorio per motivi essenzialmente di lavoro, ho ricominciato leggendo gli ultimi post ed i commenti. Alcuni commenti mi hanno indirizzato verso dei blog che non conoscevo e che mi sono permessa di esplorare, negli articoli e nelle considerazioni su di essi. Non sono riuscita a rispondere a nulla, non perché non avessi niente da direal contrario avrei voluto fare tante considerazioni… Ora vorrei rubare un po’ di spazio per farlo. Permettimi benevolmente di utilizzare alcune tue frasi, perché sono la sintesi della tendenza di vari commenti in cui mi sono imbattuta e su cui vorrei esprimermi.

” (…) Un pò “arrogantemente” fino ad oggi mi era sembrato che tutto si stesse svolgendo su una linea nn troppo affascinante
Nn tanto per gli stimoli di Andreas, di cui ammiro l’autodefinirsi di nn essere nè un tutor nè un moderatore. Quanto per la sequela di commenti che mi apparivano più ossequiosi che stimolanti, più improntati a dar ragione e gratificazione al “professore”, che a costruire collaborazione e condivisione, più improntati a risolvere problemi (esistono le faq per questo), che a costruire “il villaggio” (…)”
Questi commenti apparsi a molti “più ossequiosi che stimolanti” sono sicuramente stati anche miei: ho capito dal principio che per tanti partecipanti a questo cMook io non avrei avuto niente di interessante da dire, data la mia nullità a livello tecnico e la mia scarsa dimestichezza con tutto quello che è digitale. Mi sono trovata a scegliere se seguire in silenzio o dire semplicemente, magari in modo scialbo, quello che pensavo o provavo. Ho deciso di parlare, di commentare come sapevo o potevo, perché nel villaggio ci sono anch’io, così come sono, perché ridurmi ad essere completamente invisibile?

“(…) commenti (…) più improntati a dar ragione e gratificazione al “professore”, che a costruire collaborazione e condivisione(…) che a costruire “il villaggio” (…)”.
Ognuno ha la sua storia, il suo percorso di vita: io, ad esempio, pur di non essere ossequiosa e accondiscendente con chi in un certo momento rappresentava “l’autorità”, ho sottoposto me e la mia famiglia ad una vita più complicata di quella che avrebbe potuto essere se solo avessi avuto un atteggiamento diverso, più “accattivante”. Qui, non avendo nemmeno interesse ad ottenere CFU, non avrei nemmeno interesse a “lusingare” il professore che, tra l’altro, non conosco: se esprimo giudizi positivi rispetto a questo lavoro è perché lo apprezzo veramente, se c’è qualche sbavatura non mi sogno di dirlo non perché mi faccia comodo tacere, ma perché capisco quanto il lavoro organizzativo (quasi 500 iscritti) sia impegnativo, quanto sia difficile lavorare con un gruppo così eterogeneo, per cui qualche imperfezione è addirittura naturale che ci sia.
In quanto all’entusiasmo…io sono entusiasta anche di un piccolo progresso dato il mio livello di partenza e la mia quasi totale mancanza di prerequisiti e mi piace comunicarlo, condividerlo per la mia soddisfazione, ma anche per incoraggiare chi ha difficoltà : questo potrebbe essere il mio apporto alla costruzione del villaggio, dato che non sono capace di condividere conoscenze tecniche.

“(…)Stasera invece si è acceso l’indicatore del “senso di appartenenza”
Ho “sentito” di far parte di qcsa
Di appartenere a quella categoria che Andreas definisce così bene nel suo semplice ed ottimo commento
Quel mondo a cui basta il senso del discorso, quello che si può dire e intendere scegliendo parole di tutti i giorni.
Mi scuso con tutti coloro dei quali ho scambiato per accondiscendenza l’entusiasmo che scaturisce dall’accendersi di una piccola luce nel buio dell’ignoranza e con quelli che mi son apparsi un pò troppo presupponenti nel dar per scontate informazioni che invece ai più mancano(…)”

Anch’io appartengo a questa categoria: mi basta il senso del discorso, lo so ripetere solo con parole mie, posso fare e/o apprezzare neologismi come “bluificare”, sapendo perfettamente che non è un termine tecnico ma che in quel momento rende l’idea di cui ho bisogno, per capire o per aiutare qualcuno a capire. Per me va bene così. …E dopo aver passato una vita a frequentare corsi di vario genere, fitti, impegnativi, on line e in presenza, nella mia città e non solo, sono felice di essere qui, con questa leggerezza che deriva dalla metafora, dalla battuta scherzosa, dall’ironia benevola…felice di essere qui ad imparare finalmente qualcosa che mai avrei immaginato di studiare. A modo mio.

Sono contenta di averti come vicino di casa.

Grazie per quello che hai scritto, e permettimi di condividere la tua frase conclusiva:
Vi ringrazio di avermi ascoltata e spero che continuiate ad accogliermi
Siate i benvenuti a “casa mia”

P.S. Perdonatemi per aver scritto tanto e non aver rispettato la Netiquette.